La maison Ruinart e i suoi meravigliosi champagne

Il mondo e più in particolare il settore eno-gastronomico comprende oggi una vastità incommensurabile di vini. Quelle che potremmo definire delle vere e proprie variazioni su tema sono delle creazioni di immenso valore che ogni anno riescono a regalare delle emozioni a tavola di grande pregio.

Tra queste eccellenze troneggia la maison Ruinart che in ogni sua produzione mette in campo delle bottiglie che evocano la bellezza delle opere d’arte più famose del mondo racchiudendo un universo di sapori all’interno di ogni singola bottiglia.

Ecco perché lo Champgne Ruinart rappresenta oggi una scelta inequivocabilmente stupenda per accogliere sulla propria tavola i commensali attraverso un’esperienza degustativa che difficilmente abbandonerà la memoria di tutti.

Lo Champagne che si cela in ogni etichetta cela una storia personale e nel caso di Ruinart siamo di fronte ad un vero capolavoro dell’arte vitigna. Nel calice che ondeggia mostrando attraverso il vetro freddo e appannato, lo Champagne Ruinart racconta tutta la sua storia non dimenticando alcuno degli elementi della sua cru tramite la quale riesce ad ogni assaggio ad offrire un’alchimia di sapori perfetta.

Tutto si fonde nella maison Ruinart, tra storia e tradizioni, tra cultura e innovazione, uno Champagne che non sente il peso del tempo che passa perché da esso il vino impara a diventare sempre più buono.

Il territorio Champagne

La denominazione che fa risalire la sua etichetta al nome di Ruinart ha ricevuto un’importante certificazione essendo di origine controllata e provenendo dalla zona di coltivazione e raccolta di Champagne appunto. Questo straordinario territorio si estende per 34.000 ettari di vigneti che ogni anno offrono le uve più pregiate adibite alla produzione dello Champagne Ruinart.

La zona è localizzata quasi 150 chilometri da Parigi e comprende oltre 300 cru distribuite più o meno equamente in 5 diversi distretti o dipartimenti di produzione. In questa natura quasi incontaminata, i viticoltori hanno dato vita allo Chardonnay, al Pinot Noir e al Pinot Meunier che oggi esprimono delle specifiche caratteristiche organolettiche considerate dai maggiori esperti come la base delle bollicine più belle che uno Champagne possa avere.

La caratteristica essenziale che contraddistingue questo prodotto riguarda la sua straordinaria longevità grazie alla quale lo Champagne è sopravvissuto attraverso gli anni offrendo annata dopo annata risultati sempre più grandi.

La casa Ruinart e la storia di un caso fortuito

Per partire dall’inizio e dalla nascita di questo straordinario Champagne, occorre risalire indietro nel tempo fino al 1729 quando Nicolas Ruinart fonda la sua prima Maison de Champagne che viene registrata ed è tutt’ora in attività.

Su molte bottiglie oggi l’etichetta potrebbe riguardare proprio questa casa di produzione e questo nella scelta di una bottiglia è un dettaglio da non sottovalutare assolutamente. La nascita di questo prodotto è però da indirizzare allo zio di Nicolas, Dom Thlerry Ruinart del quale molte bottiglie e annate prendono il nome.

Già nel 1680 si rese conto dello stile di vita mondano e che il nuovo vino Ruinart avrebbe potuto essere largamente richiesto ottenendo cosi un successo quasi annunciato. La nascita dello Champagne ha origine da una fattispecie fortuita per la quale un improvviso cambiamento climatico provocò un vino frizzante.

La famiglia Ruinart comprese il valore dello Champagne che venne sin da subito esportato ovunque ottenendo consensi e successi.

Claude Ruinart decise perciò di acquistare le Crayères, la famosissime cave di gesso che furono anticamente utilizzare per la costruzione di Reims, e che oggi ospitano le bottiglie dello Champagne Ruinart situate a ben 38 metri di profondità lungo un labirinto di oltre 8 chilometri di lunghezza. Sono questi i numeri per creare un prodotto perfetto quindi, uno Champagne che ha fatto del caso la sua fortuna.

Lo Chef De Cave

Lo chef de cave Frédéric Panaīotis è venuto in Italia allo scopo di presentare le varie anteprime delle nuove cuvée appartenenti alla Maison Ruinart del quale è collaboratore dal 2007 come direttore della cantina.

Le anteprime Ruinart

Per la scelta di un ottimo Champagne potrebbe basarsi su due opzioni principali che fanno riferimento ad altrettante annate, ovvero il 2004 e il 2006. Sono questi infatti gli anni che hanno prodotto gli attuali Champagne Ruinart più famosi e che per tali ragioni è preferibile scegliere. In questo caso ci limiteremo a descriverne le rispettive qualità e sensazioni al palato e al naso ma l’esperienza migliore sarà quella di degustarli a tavola.

Frédéric Panaïotis è diventato famoso, oltreché per la sua esperienza, per una frase che esponiamo come citazione: “Il millesimato è il vino più facile da fare perché fa tutto la natura”. Il vino ottenuto dalle cru più intense e profonde dell’annata 2006 di Chardonnay di tutta la zona di Champagne necessita di invecchiare almeno per 10 anni prima di offrire al mondo la sua massima espressione. Al naso, questo prodotto genera un richiamo forte verso il sapore di noce, di legno affumicato e di pane tostato.

Al palato, invece, si presenta morbido e con una struttura gentile che però cela una complessità di sapori alla base del suo alto potenziale negli abbinamenti che è possibile effettuare. La struttura è ottima con un gusto rotondo e intenso ma sapido al punto giusto.

L’annata 2004 presenta un vino dalla costruzione interessante. Ciò a motivo della scelta di puntare su una base che sfrutta lo Chardonnay che però offre il massimo del suo potenziale grazie alla collaborazione con un vino rosso che varia di anno in anno. In questo caso è stato utilizzato con un Pinot Nero.

Per molti aspetti questo Champagne può essere definito un Blanc de Blanc rosé come spiega lo chef de cave. Questo perché presenta ben 11 anni di maturazione e fermentazione passati sui lieviti e su aromi speziati altamente selezionati tra cui è possibile trovare fiori secchi come la rosa che spicca all’assaggio per la sua piacevole acidità. Si parte quindi con sentori di mandarino quasi candito che si spingono abbracciando il ribes e la mora con variazioni sul tema della vaniglia.

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